Manfredonia in piazza. L’Europa non ama Gaza. Adora l’Ucraina-porcospino… Ma c’è Ursula!

CULTURA

“Può un popolo che tanto ha sofferto provocare tanta sofferenza ad un altro popolo?” Così il vescovo di Manfredonia nella manifestazione per Gaza.

Una domanda che molti sussurrano, ma si astengono dal pronunciarla. Con la stessa chiarezza per Gaza, il vescovo si esprime sulla Nato, sul riarmo, sulla mafia. Pone domande e non si nasconde. Nella serata altri interventi. Il sindaco di Manfredonia “grida” l’assenza e il silenzio dell’Europa, quello di Mattinata parla del peso della fascia tricolore, la fatica di rappresentare l’Italia e l’Europa. Era palpabile la preoccupazione dei presenti (docenti, giovani…): non nascondevano la paura per la guerra. In quel giorno diviene virale il Kit di sopravvivenza della commissaria belga. Una paura indistinta, diffusa… che mi ha molto sorpreso. Non bisogna parlarne? O non bisogna aiutare le persone a tirarla fuori… e che se ne discuta nei circoli, nelle scuole, nelle parrocchie?

C’è un clima di guerra, Rutte (segretario Nato), parla di “economia di guerra”, “mentalità di guerra”, altri di “spirito guerriero”. Il Corriere della sera, il giorno dopo la manifestazione, riporta due pagine intere sulla “guerra in Europa“. In una parla del “drone russo”, che vola velocemente sul centro di ricerca UE sul Lago Maggiore. Non si sa se pilotato da vicino o da lontano. E’ capace di rilevare ogni dettaglio e lì vicino ci sono aziende della Leonardo e altre industrie strategiche. Ha volato su questi obiettivi supersorvegliati? Sappiamo solo che era russo. Nell’altra pagina si espone la nuova strategia per l’Ucraina: Porcospino. Un’Ucraina super armata, con tutte le industrie finalizzate a produrre armi, protetta come il porcospino: aculei (rampe missilistiche?) per rispondere ad assalti e attacchi. Nessuno immagina come sarà un eventuale dopoguerra per quel popolo? A quando il rientro  dei profughi (da sei a otto milioni)? I disertori sono decine di migliaia, potranno mai non tornare? Dovrà sempre esserci la legge marziale?

Ci sarà un’altra manifestazione sabato 5 aprile contro il riarmo. Ci sono accuse a coloro che traggono profitto dalla paura. “Fanno del giusto desiderio di pace un tema di propaganda, ed è vergognoso”. Si esprimono con indignazione, dileggio… figure che hanno incarichi di governo ed europei. Sembra che il contatto con Bruxelles li immerga in una bolla di “presunte verità”, e li protegga dalla superficialità e banalità, persino dall’ignoranza.

Le elite europee sono disorientate. Non sopportano che la guerra sia ritornata in Europa. Occorre respingerla, ripulire il suolo europeo… Il continente che ha provocato due guerre mondiali, deve proteggersi per il futuro, magari riarmandosi per una terza e definitiva guerra! Questo spiega il disinteresse per Gaza e altri conflitti? Gaza, però, sta avviando una riflessione profonda. L’Europa ha celebrato la vittoria sui totalitarismi ma non delle lotte di indipendenza ed emancipazione dei paesi del Sud del mondo. E nella vicenda dei palestinesi non si riconosce lo stigma del colonialismo? (Pankaj Mishra)

Il  Manifesto di Ventotene poteva essere l’occasione per parlare dell’Europa. Le citazioni della Meloni sono lacunose, lette frettolosamente, sostanzialmente non veritiere. Non si parla di abolizione della proprietà privata, piuttosto di limitare le proprietà monopolistiche, quelle siderurgiche legate all’economia di guerra. Ci sono pagine critiche sul razzismo, sul comunismo… E’ scritto nel 1941, in piena guerra! Con “la baracca di cartapesta del fascismo” ancora in piedi. Un progetto di due o tre visionari illuministi, sognatori. Ed è lo stesso Spinelli a indicare i difetti: toni “rozzi”, “notturni”… “non dice cose nuove”.  Le idee sul federalismo sono fornite da Luigi Einaudi.

Ci sono, continua Spinelli, errori politici. Il primo è l’ottimismo che sia già bello e pronto. L’altro ancora più grave: esprime la preminenza dell’Europa nel mondo, come irradiazione di civiltà. Gli europei, invece, sarebbero stati salvati dagli altri e non sarebbero rimasti più i padroni di sé. Gli americani ignorarono il Manifesto, eppure “la  rinascita democratica in Europa poteva avvenire solo intorno alla potenza americana”. Permaneva una visione eurocentrica di un continente che ha creato un colonialismo feroce e provocato due conflitti mondiali devastanti!

Tuttavia è un testo vivo.. La federazione non è un bell’ideale… ma un obiettivo vero per agire. “Non un invito a sognare ma un invito a operare”. Prima di inviarlo nel Continente  si cercano adesioni tra i compagni di confino. Nessuno dei comunisti firma. Tra i socialisti, solo Pertini, che poi si tira indietro. Il “Manifesto” prende il volo per meriti di Ursula.

Ursula Hirschmann, berlinese, giovanissima, svolge propaganda antinazista a Berlino nel 1932. Lì conosce Eugenio Colorni. I due si rivedono a Parigi e si sposano. Colorni è condannato al confino a Ventotene. Ursula è libera, può viaggiare. Segue la stesura del Manifesto. E’ lei che lo porta in maniera avventurosa fuori dall’isola. Lo traduce in tedesco, lo diffonde… firmano Adriano Olivetti, Franco Venturi, Manlio Rossi Doria, Ugo la Malfa….Ursula partecipa nel 1943 a Milano alla fondazione del movimento federalista europeo. Dopo la morte del marito (Eugenio Colorni è ucciso dai fascisti della banda Koch nel 1944), sposa Altiero Spinelli. Entra in contatto con Camus, Mounier, Orwell… Nel 1975 fonda a Bruxelles Femmes pour l’Europe (Donne per l’Europa).  

Poteva essere l’occasione di approfondimento critico, polemico… anche per la Meloni. Purtroppo da lei vengono solo citazioni superficiali e provocatorie. E la Sinistra? Beh… Diciamo solo che adora le ceneri.

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